Parco Naturale Regionale delle Dolomiti Friulane

Pordenone. Il Parco Naturale Regionale delle Dolomiti Friulane si estende dalla provincia di Pordenone a quella di Udine e abbraccia la Valcellina, l'alta Valle del Tagliamento e parte della Val Tramontina. L'ambiente si presenta selvaggio e incontaminato, dominato dalle vette dolomitiche e scavato da vallate strette e lunghe. La catena dei Monfalconi con il Campanile di Val Montanaia, le praterie di alta quota di "Campoross", i pascoli di malga Senons e il Canale di Meduna, ne fanno un ambiente unico per gli appassionati di montagna ed escursioni in Friuli Venezia Giulia. La "biodiversità", con presenze floristiche e faunistiche estremamente varie, è uno vanti del Parco favorita dai notevoli dislivelli, dalla particolare posizione geografica e dal clima. Tra gli endemismi rari, l'Arenaria huteri, la Gentiana froelichi, la splendida Pianella della Madonna e la Daphne blagayana, scoperta nella zona del Raut e del Tramontino, solo nel 1989. Il Parco ospita popolazioni stabili di: camosci, caprioli, marmotte, galli cedroni, galli forcelli, cervi ed una colonia di stambecchi in continua espansione. Segno dell'elevato grado di naturalità dell'ambiente è la densità di popolazione dell'aquila reale; in ogni vallata si stima la presenza di una coppia nidificante. Il Parco può essere attraversato seguendo numerosi itinerari che aiutano i visitatori a scoprire le meraviglie dell'area. Tra questi ce n'è uno che ripercorrere il sentiero tracciato dagli alpini durante i primi anni del '900 e riserva una sorpresa speciale: le impronte fossili di Dinosauro teropode, nei pressi della Casera Casavento. Il territorio del Parco e la sua storia sono segnati sì dalla bellezza della natura, ma anche dalla sua violenza. Va ricordata la tragica vicenda della frana del Vajont, la sera del 9 ottobre 1963. L'intervento dell'uomo, con la costruzione della diga sul torrente Vajont, in una valle già di per sè geologicamente instabile, favorì il distacco della gigantesca frana che precipitò dal Monte Toc ad elevata velocità nel lago parzialmente riempito. I paesi lungo il lago, Longarone ed altri abitati vennero rasi al suolo con un tragico bilancio di quasi 2.000 vittime.  

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