Essenziali #1: la bussola

C’è un monumento nel ridente paese di Amalfi, antica repubblica marinara, cui tanto coloro che viaggiano per mare, quanto coloro che attraversano boschi e montagne a piedi dovrebbero rendere un grande omaggio. Si tratta della statua a Flavio Gioia, navigatore amalfitano e inventore, secondo la tradizione, della bussola. Ora poco importa, in fin dei conti, che probabilmente il nostro eroe non sia mai esistito e che sia tutto frutto di un malinteso sul nome dello storico cinquecentesco che aveva riportato la notizia secondo la quale gli amalfitani avevano perfezionato questo prezioso strumento. In effetti sembra che la bussola sia stata inventata in Cina tempo prima della nascita probabile di Flavio. Questo nulla toglie all’importanza che questo piccolo oggetto ha avuto nel corso della storia, permettendo a esploratori, navigatori e semplici escursionisti di muoversi in ambienti sconosciuti, di notte, con visibilità ridotta. Oggi sentiamo un po’ meno l’importanza di conoscere la bussola, poiché siamo nell’epoca del navigatore satellitare, trovare strade e direzioni è diventato molto più facile e alla portata di tutti. Quindi che senso ha oggi parlare della bussola? Non facciamo l’errore di metterci completamente nelle mani della tecnologia moderna, che è diventata in quasi tutti i campi una scorciatoia comodissima, ma al contempo ha diminuito in maniera palese le possibilità di interazione con l’ambiente, l’abitudine a guardare, studiare, “meditare” il territorio. Inoltre gli apparati elettronici non sono sempre ed in tutte le condizioni affidabili. E qui veniamo alla prima domanda cruciale: in sostanza che fa la bussola? La bussola ha una sola, affidabile, certa funzione. Indica sempre lo stesso punto sulla terra. In qualunque parte del mondo ci troviamo lei indicherà sempre lo stesso identico punto. Prima di capire come sfruttare a nostro vantaggio questa proprietà, vediamo com’è fatto questo antico e obsoleto oggetto.

Qualunque bussola ha una struttura identica nei suoi componenti base. Si tratta di una scatola con al centro un perno cui è fissato un ago magnetico libero di ruotare. La cassa che contiene l’ago è riempita di liquido in modo da attutire le vibrazioni che il nostro magnete compie muovendosi. L’ago ruota perché attratto verso un punto di forte magnetismo che si trova verso nord (non proprio a nord) ed è chiamato nord magnetico. Va da se che se vi mettesse a seguire l’ago della bussola per giungere al polo nord geografico non ci arrivereste mai, ma vi ritrovereste in mezzo all’oceano Atlantico a diverse centinaia di chilometri dal “vero nord”. In realtà su brevi distanze la differenza è molto minore, cosicché l’ago della bussola (sempre la metà dipinta di rosso) con buona approssimazione ci da l’idea di dove sia il nord. Intorno all’ago vi è sempre un angolo giro completo numerato, chiamato ghiera e serve a leggere appunto i gradi angolari del nord rispetto a qualcosa, come vedremo.

Esistono ovviamente numerose tipologie di bussola, tutte fondate su questo semplicissimo principio. Tra queste le più usate sono quella da cartografica e quella da traguardo (o militare). La prima è costituita da una piastra plastica trasparente su cui è montata la cassa con l’ago e la ghiera graduata può essere ruotata. E’ poco precisa nel puntamento, ma molto pratica da utilizzare in combinazione con la carta geografica. La seconda non ha normalmente il supporto trasparente, ma un sistema di puntamento con doppio mirino. La ghiera non è rotante. E’ precisissima per puntare oggetti distanti e saperne con buona sicurezza i gradi, ma molto meno pratica nell’utilizzo in combinazione con la carta. In ambiente escursionistico e per gli scopi di navigazione e utilizzo con la carta, normalmente si preferisce utilizzare la bussola cartografica, sebbene in  molti si trovino meglio con la quella militare. Negli ultimi anni è stato messo a punto un modello che consente di sfruttare tutte le caratteristiche delle due tipologie menzionate sopra.

Ma quindi con questa bussola cosa ci possiamo fare? La prima, macroscopica funzione della bussola la abbiamo già scoperta parlando della struttura: indica sempre il nord (magnetico). Di conseguenza, per esclusione indica anche sud, est e ovest. E vi pare poco? La seconda funzione della bussola è che, proprio perché indica il nord (magnetico) permette di orientare la carta geografica, la quale ha sempre il bordo superiore rivolto a nord (geografico), quindi con approssimazione e l’aiuto di qualche punto di riferimento si può orientare la carta nella giusta direzione, la seconda possibilità si basa sul  calcolo della variazione dello scostamento tra i due nord (geografico e magnetico), chiamata declinazione magnetica, per mezzo della quale si può orientare esattamente la carta verso il vero nord. Non mi soffermo sul calcolo per non mettere troppa carne al fuoco, ne trovate esaurienti spiegazioni in rete. Terza funzione è che la bussola indica sempre lo stesso punto, quindi sempre la stessa direzione dal punto in cui siete voi. E qui entra in gioco la famigerata ghiera graduata, che ci aiuta a calcolare l’Azimut. Questo concetto è uno dei più ostici da capire, nonostante la semplicità di fondo ed al contempo è uno dei più utili ed importanti nel campo dell’escursionismo. L’azimut non è altro che l’angolo (espresso in gradi) tra le due rette che partono da voi e puntano rispettivamente il nord (magnetico) e la direzione che state guardando (o il punto di riferimento che vi serve). La caratteristica magica di questo semplice principio è che procedendo verso il punto che state guardando, l’angolo che si crea con il nord (magnetico) rimarrà sempre uguale. L’azimut ha una marea di applicazioni in escursionismo, tra cui quella di seguire la giusta direzione verso un punto anche se questo scompare dalla vostra vista (attraversate un bosco), calcolare i gradi angolari di un punto di riferimento sulla carta e poi riportarlo nella realtà anche se questo punto di riferimento non è in vista (magari è distante o nascosto dietro qualche collina), trovare la vostra posizione sulla carta attraverso punti di riferimento reali che riuscite a vedere (grazie alla tecnica della triangolazione), capire a che punto siete di un sentiero calcolando l’azimut di un punto di riferimento (tra due punti passa solamente una retta, quante volte l’avete sentita questa affermazione sui banchi di scuola?). Queste sono solo alcune delle possibilità che la lettura dell’azimut è in grado di dare. Per una trattazione completa e per impararle rimando ai molti manuali di orientamento che sono stati pubblicati (alcuni davvero ottimi e chiarissimi).

Pe utilizzare la bussola a pieno va presa una certa dimestichezza, ma con un po’ di esercizio rimarrete sorpresi di quante informazioni può darvi un semplice ago calamitato, ma scoprirete che anche un uso basico, come orientare la carta o rendersi conto che il sentiero preso non va nella direzione in cui dovrebbe (e quindi siete da qualche altra parte) danno una grande soddisfazione e vi rendono più a vostro agio nell’ambiente. Un’avvertenza generale è quella di evitare di utilizzare lo strumento in presenza di campi magnetici estranei (vedi tralicci della corrente) o di quantità elevate di metallo, perché ovviamente questo ne pregiudica il funzionamento.

Dopo aver visto sommariamente cosa è una bussola e a cosa serve torno alla questione iniziale: che senso ha conoscerne il funzionamento e perdere tempo per imparare ad usarla? Innanzi tutto i navigatori satellitari possono rompersi e/o scaricarsi, lasciandovi nel bel mezzo del nulla. In secondo luogo, proprio perché così sofisticati sono soggetti a molti errori (quante volte è capitato che impazzissero sostenendo che eravamo a qualche chilometro di distanza?), mentre la bussola, con la sua semplice e grossolana capacità ci tradisce molto raramente. Infine io credo che connettersi con l’ambiente attraverso un continuo confronto con lo stesso, trovando la nostra strada non perché guidati passo passo, ma perché capaci di muoverci ed orientarci nell’ambiente sia una delle sensazioni più appaganti che l’essere umano possa sperimentare. Questa non è una crociata contro la modernità, anzi. Sono convinto che tutti gli strumenti siano utili, purché utilizzati insieme e non uno al posto dell’altro, rendendoci schiavi di qualcosa senza il quale siamo persi. Quindi probabilmente la giusta direzione è quella di sfruttare a pieno i vantaggi della tecnologia, sforzandoci di conoscere anche il funzionamento di un oggetto tanto antico quanto prezioso come la bussola.

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