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Tipologia
attività
Escursionismo
| Regione
Lazio
| Comune
Palombara Sabina, Marcellina e San Polo dei Cavalieri
| Bambini
al seguito
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Riferimenti per questa attività

Alberto Osti Guerrazzi - 347.09.26.142 - Edizioni "Il Lupo" - Web: www.edizioniillupo.it - Sede commerciale: Via di Donna Olimpia, 5 - 00152 Roma - Tel. Fax. 06/58204389
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Denominazione
itinerario
Monte Gennaro da Prato Favale o da San Polo dei Cavalieri per la Via Scarpellata
Condizioni meteo in tempo reale
Grado
di difficoltà
E

Caratteristiche
del tracciato
Escursione di media montagna senza difficoltà su sentiero ben visibile ed indicato (sentieri Parco 302B, 303, 305 e 301 (segnavia bianco/rossi), ben ombreggiato. No acqua lungo il percorso. Attrezzatura classica da escursioni di media difficoltà, scarponcini, mantellina, bastoncini, borraccia, binocolo, macchina fotografica. E’ l’itinerario più classico e frequentato per recarsi alla cima più evidente dei Lucretili, quella che da Roma si apprezza meglio in qualsiasi punto panoramico. I due diversi approcci possono essere indifferentemente scelti perché poco dopo la partenza si uniscono prima dell’imbocco della Val Cavalera. Indubbiamente, se si effettua la discesa lungo la Scarpellata, l’avvicinamento da Prato Favale è più comodo per recuperare l’auto di appoggio che è comunque necessaria (circa 10 km di distanza tra punto di partenza e punto di arrivo). Il toponimo Scarpellata si fa risalire alla antica “via scalpellata”, cioè fatta con lo scalpello, importante via di accesso al Pratone per i pastori che portavano le greggi ai pascoli alti. Ma la via sembra fosse utilizzata sino all’Ottocento anche in occasione della festa della Madonna del Pratone che si teneva in luglio. Come ovvio la Scarpellata si può percorrere anche in salita con dislivelli e impegno superiori. Questa escursione permette di osservare svariati ambienti tipici dei Lucretili: gli ambienti carsici, con estesi campi carreggiati (zone con rocce erose a formare profondi solchi e creste taglienti), bellissime faggete e querceti misti. L’arrivo alla bella cuspide di Monte Gennaro ripaga dello sforzo con scorci memorabili sulla piana romana e verso la costa tirrenica.
Indicazione
comprensorio geografico
Monti Lucretili; Appennino centrale
Indicazione
area protetta
Parco Regionale dei Monti Lucretili
Descrizione
comprensorio geografico
I Monti Lucretili costituiscono la porzione meridionale dei Monti Sabini che si estendono a Sud della Piana di Rieti e proseguono con continuità fino ai rilievi che lambiscono la città di Tivoli; la porzione di territorio compresa tra San Polo dei Cavalieri e Tivoli e tra Marcellina e Tivoli, non rientra nell’area del Parco Naturale dei Monti Lucretili, pur essendo un “continuum” naturale con l'area protetta non solo per motivi orografici, ma anche geologico-strutturali e vegetazionali. Malgrado ciò, questa lacuna è stata parzialmente colmata con l’istituzione della Riserva provinciale di Monte Catillo, ideale prosecuzione meridionale del Parco dei Monti Lucretili. Il rilievo più alto dei Monti Lucretili è rappresentato dal M. Pellecchia (1370 m), la cui dorsale a direzione N-S, comprende anche il Pizzo di Pellecchia (1333 m); ma le due cime forse più conosciute di questi monti sono il M. Gennaro (1275 m), erroneamente denominato anche Monte Zappi nelle diverse cartografie, ed il M. Morra (1036 m), entrambi ben visibili anche dalla città di Roma. Altre vette che rientrano nell’area del parco (nella sua porzione settentrionale nord orientale), degne di nota, sono quelle del M. Serrapopolo (1181 m) e di Cima Casarene (1191 m) lungo dorsali allungate anch’esse circa N-S.
Come
arrivare
Da Roma autostrada A24; percorso A: uscita Tivoli, da cui per Marcellina. Percorso B: uscita Castel Madama, da cui per S. Polo dei Cavalieri.
Descrizione
dell'itinerario di ANDATA
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Descrizione
dell'itinerario di RITORNO
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Tracciatura
GPS
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PC: cliccare col tastro destro sul link e scegliere "Salva oggetto con nome..." - MAC: cliccare sul link
Sviluppo
planimetrico
11 km | Dislivello
complessivo in SALITA
440 m | Dislivello
complessivo DISCESA
995 m (se si scende per la Scarpellata)
Tempo
percorrenza totale (and/rit - soste escluse)
4 h 30'
Pendenza
media (in %)
- | Profilo
altimetrico
Descrizione
itinerario
Percorso A: da Prato Favale Si raggiunge la località Prato Favale, luogo di memorabili pic-nic, con una salita di 7 km su strada asfaltata, su una variante che si distacca all’altezza di una cava a 2 km circa da Marcellina in direzione di San Polo dei Cavalieri. Dove termina la strada asfaltata, si lascia la macchina e ci si incammina per il sentiero 302B che continua oltre il termine della strada con segnavia bianco-rossi. Si entra prima in un boschetto, poi il sentiero continua su campi carsici in salita fino ad incontrare (dopo 15 min.), sulla destra il sentiero 303 che proviene da San Polo.
Percorso B: da San Polo dei Cavalieri Si supera il paese di San Polo con la strada asfaltata che, dopo circa 4 km, ha termine nei pressi di una gola sul versante est di Monte Morra, famoso per le sue palestre di arrampicata. Questa strada non ha nessun senso e, a suo tempo, rappresentava un’ideale unione con quella di Prato Favale, collegamento che, fortunatamente, non fu mai realizzato. Ci si incammina percorrendo la gola alle spalle del M. Morra in una zona di chiaro dissesto idrogeologico e si prende il sentiero centrale (303), seguendo i segni. Superata la gola, fare attenzione ad abbassarsi un po’ e non farsi tentare dallo stradello che risale; il segnavia bianco-rosso è un po’ più in basso. Brevi e continui saliscendi iniziano e portano nella parte alta di Prato Favale dove ci si congiunge con il percorso A (30 minuti).
Percorso comune: i due sentieri si uniscono su una dorsale dove si osservano già degli splendidi panorami verso il cuore dell’Appennino Centrale. Si prosegue dritti sul sentiero che, attraverso campi carsici e sempre in direzione nord, si abbassa di poco prima di addentrarsi in un bosco misto che prosegue in una bellissima faggeta (Valle Cavalera). Dopo pochi minuti bisogna fare attenzione ad un bivio, ma gli evidenti segni sugli alberi ci invitano a mantenerci sulla destra. Senza perplessità si prosegue nel fondovalle, tra esemplari secolari di faggio, tralasciando eventuali deviazioni. Dopo circa un’ora dall’unione dei sentieri si raggiunge una bella conca boscosa. Si tralascia un bivio per il Campitello sulla destra (segnalato, sent. 303E) e si prosegue dritti per raggiungere, dopo 10 minuti, il famoso Pratone di Monte Gennaro (1024 m) con un piccolo edificio in muratura. Il luogo è assai bello e ricco di fascino e spesso le comitive si ritengono già appagate da questa meta. Il Pratone, in un documento del 1229, veniva definito “Campus Maior” per distinguerlo probabilmente dall’altro bel pianoro del Campitello. Si prosegue per l’evidente cima di Monte Gennaro che risalta in direzione ONO. Si traversa il Pratone puntando verso la vetta, ponendo attenzione al valloncello che verso destra invita alla salita finale. Sul Pratone i segni del sentiero 305 non sono frequenti ed è necessario seguirli con attenzione almeno fino al punto in cui questi indicano la zona di salita in amene vallette boscose, in un tratto definito “Schiene degli asini”. Il sentiero si fa sicuro e ben segnato e conduce al termine del bosco da dove l’ultimo tratto, abbastanza faticoso, si percorre allo scoperto. Una grande croce e un libro delle firme in cima a Monte Gennaro (1275 m, 45 min. dal Pratone) invitano ad una sosta meritata con un panorama che si schiude principalmente verso ovest e Roma. Probabilmente nell’antichità sulla sommità ci fu un’ara dedicata a Giano, e nel XIII sec. una cappella o edicola di San Gennaro. Un equivoco nel quale a volte si è caduti è quello di aver chiamato questa cima con il toponimo di Monte Zappi come erroneamente posto dai cartografi nelle precedenti edizioni delle carte topografiche dell’IGM. In verità questa località è ubicata più a sud e sta ad indicare i caproni, “gli zappi” che salivano dalla sottostante “Caprareccia” nella parte bassa della “Scarpellata”. Il ritorno può ovviamente, e questo è il caso più frequente, avvenire sulle tracce dell’andata in circa due ore per entrambi i punti di partenza, ma, se si è scelto di proseguire per la Scarpellata, ci si dirige in direzione sud prendendo tracce di sentiero su pietraia (sentiero 301, segnavia bianco/rossi). Si prosegue in un bosco alternato a pascolo cespugliato fino ad un evidente valico, già ben visibile dalla cima, con vista su Marcellina (1000 m, 30 min.). Si è all’altezza di un bivio, a sinistra si torna sul Pratone e a destra inizia la discesa per il Fosso della Scarpellata. L’evidente sentiero scende piuttosto ripidamente in una zona assai suggestiva. Alla fine del sentiero, superato un fontanile, si incontrano un paio di deviazioni a destra da ignorare e si continua sempre dritti in discesa fino ad arrivare ad un quadrivio. Qui si gira a destra e si giunge alla macchina parcheggiata all’inizio (280 m, 1.40 h.) Questa località, dove va lasciata l’auto, si raggiunge provenendo da Palombara lungo la SS 636 in direzione Marcellina. Proprio all’inizio del paese si seguono le indicazioni per Via Rismondi e Via Gramsci imboccando la circonvallazione. Dopo qualche centinaio di metri si incontra sulla destra Via Monte Santo e un’indicazione per la trattoria “Cannulicchio”; questo è il punto di arrivo al ritorno. Ovviamente chi affronta la Scarpellata in salita deve capovolgere la descrizione della discesa avendo soprattutto cura di piegare a sinistra al cartello “Cannulicchio” lasciando la circonvallazione e proseguendo sull’ideale continuazione di Via Montesanto in salita. Ricordarsi al quadrivio, che poco oltre si incontra, di andare a sinistra e ai bivii successivi di andare dritto, trovando i primi segni attorno a quota 350 m.
Cartografia
M. Catillo, Monti Lucretili, Monti Navegna e Cervia - Ed.ne Il Lupo – scala 1:25000 su base IGM
Bibliografia
A. Bollati, P. Pitzianti, C. Coronati – M. Catillo, Monti Lucretili, Monti Navegna e Cervia, GUIDA ESCURSIONISTICA – Edizioni Il Lupo
Centri
visita e strutture ricettive

A Palombara Sabina Centro Visita del Parco dei Lucretili
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