Località di partenza
Borgo di Cavassolo (Liguria, provincia di Genova)
Località di arrivo
Cimitero di Staglieno, Piazzale Ravasco, presso l'ingresso laterale; qui fermano molti bus diretti sia verso il centro sia verso i quartieri della val Bisagno; chi deve tornare a Prato a riprendersi la macchina può prendere il bus 13 o 14 in direzione Monte e scendere al capolinea in Piazzale Brigata Volante Severino.
Per andare dal punto terminale del percorso sull'acquedotto, in via delle Brughe, al cimitero di Staglieno si deve prendere il bus 477 in via San Felice in direzione valle, scendere in via Molassana e salire sul bus 12, 13 o 14 verso il centro città sino al cimitero.
Tempo di percorrenza
Poco più di due ore il percorso a piedi sull'acquedotto; circa 15 minuti in bus per arrivare a Staglieno.
Principali località toccate dal percorso
Si parte dal borgo di Cavassolo, prima frazione del comune di Davagna lungo il torrente Bisagno, si rientra subito nel comune di Genova attraversando il ponte-canale sul rio Concasca e si procede in lievissima pendenza lungo quello che è comunemente considerato il secondo tronco dell'acquedotto medievale, essendo il primo - dalla Presa di Schienadasino a Cavassolo - in cattive condizioni e difficile da percorrere.
Si cammina in un paesaggio di campagna molto prossima alla città, che si vede in vicinanza in basso sulla sinistra del percorso; si oltrepassa tutto il quartiere di Struppa, diviso nei sobborghi di Prato e Doria, superando la valle del Rio Torbido su un altro maestoso ponte-canale.
Si giunge, infine, in prossimità della chiesa di Molassana, dove l'acquedotto si accinge a superare l'ampia valle del rio Geirato su un lungo spettacolare ponte-sifone. Qui però l'itinerario consigliato termina, anche se a valle del ponte ci sono altri tratti ben percorribili, perché il ponte è normalmente chiuso al transito e il suo superamento richiederebbe troppo tempo e lunghe deviazioni.
Si propone quindi di scendere in autobus al cimitero monumentale di Staglieno e di visitare quello che è considerato uno dei tre più importanti cimiteri monumentali del mondo, insieme al Père Lachaise di Parigi e alla Recoleta di Buenos Aires.
La camminata
Un percorso in campagna. Campagna quasi urbana, vera campagna con orti e boschi ma anche vera città con case, giardini, strade. Ma la campagna batte nettamente la città, in questa camminata lungo il versante destro della media Val Bisagno dal confine comunale dl Genova al popoloso quartiere di Molassana.
È un percorso che ha per tema l'acqua, e non per via del torrente che scorre in basso a breve distanza. Qui si parla di acqua potabile, acqua da bere. Genova è una città di mare e ciò significa che ha tanta acqua a disposizione. Per viaggiare, per pescare, ma certo non per bere. E i torrenti che scorrono accanto o dentro la città certo non sono mai stati molto "potabili" nel tratto urbano del loro corso. Le sorgenti presenti in città, come le Fontane Marose erano soggette a cali di portata e a forti siccità - celebre quella del 1428 citata dall'annalista Agostino Giustiniani. Quindi i genovesi hanno sempre dovuto andare a cercarsi l'acqua potabile altrove, nelle colline a monte della città.
Storicamente, dall'epoca romana sino al XX secolo quando l'offerta si è un po' diversificata, è sempre stata la val Bisagno la principale fornitrice di acqua potabile per Genova. Di questa bimillenaria funzione idrica della valle rimangono evidenti e interessanti testimonianze non solo in documenti, carte e disegni ma soprattutto in "monumenti".
Anzi, in un monumento, un unico lunghissimo monumento, ovvero l'acquedotto storico; "l'antica strada dell'acqua". Il primo acquedotto fu costruito dai romani sul versante destro del Bisagno, pare intorno al 200 a.C. nel corso della ricostruzione della città seguita al saccheggio operato dai cartaginesi del generale Magone nel 205 a.C. durante la seconda guerra punica; ma di questa prima struttura non rimangono che minime tracce. Dal Medioevo in poi, man mano che la città cresceva, aumentava il fabbisogno d'acqua e l'acquedotto cresceva, aumentando le prese nelle varie vallette che affluiscono nel Bisagno e allungando il percorso sempre più a monte. Nell'XI secolo risaliva il rio Veilino alle spalle del cimitero di Staglieno - alcuni resti sono visibili lungo lo svincolo autostradale di Genova Est - e maggiori prolungamenti furono costruiti tra XIV e XVIII secolo nella media val Bisagno fin oltre Struppa, con ponti-canali e nuove prese d'acqua. Se alcuni tratti secondari nelle vallette laterali risultavano troppo danneggiati o diventavano meno necessari, venivano sostituiti da grandiosi ponti-sifone che accorciavano il percorso: quello sul rio Geirato, a Molassana, fu costruito nel 1777: ha quattordici arcate per 640 metri di lunghezza, è un capolavoro dell'ingegneria idraulica dell'epoca che attirò l'attenzione degli ingegneri di tutt'Europa. Il ponte-sifone sul Veilino risale al 1842.
Giunto presso le Mura Nuove seicentesche, l'acquedotto lasciava la val Bisagno e si avvicinava al centro urbano (che sino ai primi decenni dell'Ottocento corrispondeva all'attuale centro storico) lungo l'attuale Via Burlando (di fronte allo stadio di Marassi) e da Piazza Manin seguiva l'attuale Circonvallazione a Monte, sugli 80 metri di quota, dove lungo i marciapiedi ne rimangono tratti ben distinguibili, con arcate e alcuni piccoli ponti, ed esistono il Passo dell'Acquidotto e la Salita dell'Acquidotto che lo ricordano anche nel nome.
Lungo l'attuale Circonvallazione a Monte, dalla conduttura principale si diramavano alcuni bracci che portavano l'acqua verso la sottostante città, le sue fontane e il porto. L'acquedotto funzionò pieno regime sino a metà Ottocento, poi venne gradualmente sostituito dai nuovi impianti che prendono l'acqua più lontano, da sorgenti e da laghi artificiali nelle valli del versante padano. Nel 1917 fu decretata la non potabilità delle sue acque, ma fino al 1951 esse arrivavano in vico Lavatoi al Molo. Oggi molti tratti sono andati distrutti per il normale degrado dovuto al trascorrere del tempo e per l'espansione urbana della città sulle pendici della val Bisagno, ma molti lunghi tratti rimangono più o meno ben conservati e sono diventati un piacevolissimo percorso pedonale - a tratti carrabile alle moto - che offre la possibilità di osservare una parte di Genova normalmente invisibile a chi si muove lungo le strade "normali": Genova è una città di non piccole dimensioni, è la sesta città d'Italia per numero di abitanti, ma conserva - anche grazie alla sua orografia complicata - moltissimi affascinanti angoli dove la natura la fa da padrona e la presenza dei manufatti umani è rara e discreta.
E questi angoli naturali, anche di estese dimensioni, sono tutti a immediata portata di mano e di piedi, per raggiungerli basta un autobus.