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05/04/2010
Le gite a Villavallelonga: una meta irrinunciabile per chi ama la natura
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di Martorano Di Cesare
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"Al margine sinistro dell'ampia Valle del torrente Rosa, che scende dal Parco Nazionale d'Abruzzo e si immette nella piana del Fucino, sorge Villavallelonga a 1005 metri sul livello del mare, con un territorio di 7.344 ettari. [...]". (Leucio Palozzi, Storia di Villavallelonga, Edizioni dell'Urbe, Roma, 1982). Di questi 7.433 ettari ben oltre 5.000 sono rappresentati da secolari foreste di faggio e di cerro, con la particolarità di avere la Faggeta più antica d'Europa scoperta alcuni anni fa da ricercatori dell'Università della Tuscia di Viterbo e una delle più alte concentrazione di orsi marsicani dell'intero Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise di cui Villavallelonga fa parte fin dalla sua fondazione (1923), oltre a varie specie animali e vegetali ormai rare se non uniche. A testimonianza di ciò, nelle immediate adiacenze del paese e vicino al Centro Vicita del PNALM, c'è un'area faunistica che ospita una coppia di orsi bruni marsicani (Yoga e Sandrino) di cui si sta tentando una riproduzione in semicattività. Per queste caratteristiche è meta di turismo e di soggiorno, persino il compianto papa Giovanni Paolo II è stato più volte rapito dalle bellezze paesaggistiche del posto.
E' facilmente raggiungibile da Roma (con 1 ora e mezza di auto), da Pescara e da Napoli e nonostante l'elevata altitudine non ci sono tornanti o altre difficoltà orografiche per raggiungerla. E' dotato di una discreta ricettività con un ostello, due piccoli alberghi, due camping oltre ad una diffusa possibilità di case in affitto.
E' una meta ormai irrinunciabile per gli appassionati di escursionismo e di turismo naturalistico ma soprattutto per i sempre più numerosi praticanti della mountain bike. Difatti vi si svolgono varie manifestazioni curate dalla locale associazione Vallelonga bike tra le quali merita di essere menzionata il Tour bike della transumanza - Sul cammino degli avi pastori, che ripercorre in mountain bike i tratturi percorsi in passato dai pastori abruzzesi durante le loro stagionali migrazioni al tavoliere di Puglia con le loro greggi.
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